Sign for APPELLO AL GOVERNO E ALLE ISTITUZIONI INDIANE PER LA FINE DELLE PERSECUZIONI DEI CRISTIANI IN INDIA

giovedì, 25 settembre 2008


Si è votata una risoluzione contro le violenze in Orissa e in altri stati dell’India. Ma intanto deputati verdi, liberali e socialisti boicottano il discorso di Bartolomeo I ai parlamentari.

Bruxelles (AsiaNews) – Il Parlamento europeo è riuscito a condannare le violenze contro i cristiani in India, ma non riesce a frenare la cristianofobia dei suoi deputati, alla presenza del patriarca ecumenico Bartolomeo I.

Quest’oggi, in seduta plenaria, il PE ha varato un’ampia risoluzione in vista del summit UE – India, che si terrà a Marsiglia il 29 settembre prossimo (392 a favore; 44 contro; 29 astenuti). La risoluzione tratta il prolungamento del rapporto strategico fra Europa e India (“le due democrazie più grandi del mondo”) dando particolare attenzione all’economia, la politica internazionale, i problemi sociali dell’India. Un paragrafo della risoluzione (uno su 34) è dedicato alle violenze subite dai cristiani in Orissa. Il testo esprime “profonda preoccupazione” per gli attacchi, chiede assistenza e sostegno per le vittime, domanda compensazioni per le Chiese e i privati colpiti dalle distruzioni. La risoluzione sottolinea pure la necessità che tutti i colpevoli delle violenze siano portati davanti alla giustizia e domanda al governo centrale e alle autorità nazionali di “proteggere pienamente” la minoranza cristiana.

Quest’oggi il Parlamento di Bruxelles ha anche ricevuto la visita di Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli, che verso le 12 ha potuto anche indirizzare il suo saluto all’assemblea. Nel suo discorso il patriarca ha parlato del valore della religione per l’Europa e la Turchia, della capacità di costruire ponti culturali grazie alle fedi religiose, nell’anno che il PE dedica al dialogo interculturale. Un fatto ha però mostrato la presenza di “cristianofobia” nell’organismo europeo: l’assenza di molti deputati verdi, liberali, socialisti durante il discorso del patriarca. Tale assenza è forse dovuta alla diffusione di un comunicato da parte di una deputata socialista belga, Véronique De Keyser,  che lancia “un’allerta alla laicità e alla democrazia”. La parlamentare belga denuncia che “sotto il manto dell’anno interculturale”, vi è una “offensiva delle religioni” che è un attentato “alla laicità” del Parlamento europeo. Il comunicato si diffonde in accuse contro il patriarca di Costantinopoli e contro Benedetto XVI che osano affermare che “i valori morali europei sono valori morali cristiani”. La deputata fa anche notare che se non si è attenti alla divisione fra politico e religioso, “l’estrema destra potrebbe approfittarsene”. Per questo la De Keyser ha domandato a tutti i parlamentari il boicottaggio della sessione con il patriarca.

http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=13306&size=A

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categoria:india, cristianesimo, persecuzioni
martedì, 09 settembre 2008
La fede negata • Padre Babu: «Tutto è andato per il verso giusto. Importante il dispiegamento di polizia a protezione degli edifici di culto Meeting interreligioso per cercare il dialogo» • Anche nello Stato dell'Orissa c'è stata una massiccia adesione e non si sono registrati scontri. «La situazione resta tesa, soprattutto nei campi profughi»
di Claudio Monici
Tratto da Avvenire del 9 settembre 2008

Quaranta ore consecutive di preghiera per i cristiani perseguitati nello Stato indiano di Orissa. Quaranta ore di adorazione in tre lingue diverse, indi, ma­layalam e inglese, e digiuno «per i fratelli sotto attac­co », di una Chiesa cattolica che contempla 22 riti, di cui 21 orientali. L’iniziativa è stata promossa da un gruppo di pre­ghiera, il “Delhi charismatic renewal services”, che ha rac­colto circa 300 fedeli delle quasi quaranta parrocchie di New Delhi che si sono radunati da venerdì sera a domenica mat­tina, nella sala delle assemblee della cattedrale del Sacro Cuore.

Poi, il “testimone”, come un’onda silenziosa, idealmente, è stato consegnato ai fratelli che nella speranza della pace e nel ricordo delle vittime, si sono inginocchiati in tutte le chie­se cristiane del continente India. Da quelle bruciate del mar­toriato distretto di Kahandamal, nello Stato di Orissa, alla grande cattedrale rossa del «Santissimo Cuore di Gesù» a Delhi. Dove, come di consueto, si sono tenute sette messe domenicali: «Non c’è stato nulla di particolare, il rito dome­nicale non si cambia. Ma certo, le preghiere per i nostri cari fratelli che soffrono e che sono stati uccisi sono state molte di più del solito – racconta il parroco della cattedrale, padre Jannario Rebello –. C’era tanta e tanta gente. Ai fedeli ab­biamo solo rivolto l’invito alla preghiera e soprattutto al di­giuno. Gesti semplici, di partecipazione alla sofferenza. Non c’è bisogno di gridare».

Erano numerosi i fedeli in ginocchio, indifferenti al caldo torrido che sfiorava i quaranta gradi, accompagnato da un faticoso tasso di umidità che soffocava il respiro e inzuppa­va gli abiti, nonostante i ventilatori al soffitto girassero a pie­no regime. L’iniziativa è stata promossa dalla Conferenza episcopale in­diana, per volontà del cardinale Varkey Vithayathil, arcive­scovo maggiore dell’arcidiocesi di Ernakulam-Angamaly, di rito siro-malabarese. La frase che più è riecheggiata, sotto le volte delle chiese indiane, è stata: «Solidarietà e giustizia per le vittime». E per «questo il cardinale Varkey Vithayathil ha voluto invitate di nuovo i fedeli alla preghiera e al digiuno – ci spiega padre George Manimala, vi­cario episcopale delle Chiese Orientali –.

I cristiani in Orissa hanno tanta paura e la situazione resta difficile. I fondamen­talisti hanno creato questa condizione di violenza per impedire la libera scelta nel­la fede. Contro ogni dignità e i diritti del­l’uomo. Uccidendo e distruggendo. Cer­to, dietro quanto accade in Orissa ci so­no anche ragioni economiche, sociali e politiche. Ma il principio è andare contro la fede cristiana, perché, dicono i fondamentalisti, è contro la nazione indù, è contro l’India».

«Ovunque hanno potuto, i cristiani di tutte le confessioni, hanno pregato e digiunato, invocando la pace in Orissa. Ab­biamo avuto conferma di una grande partecipazione – rac­conta invece il portavoce della Conferenza episcopale in­diana, padre Babu –. Le chiese sono sta affollate per tutto il giorno e in qualche caso, in alcune città, ci sono stati anche dei momenti di preghiera per le strade e cortei del silenzio». L’attenzione era tutta rivolta in Orissa, per il timore di inci­denti e provocazioni: «Tutto è andato per il verso giusto, non ci sono state violenze. Anche grazie al dispiegamento di po­lizia a protezione degli edifici religiosi. A Bhubaneswar, nella capitale dell’Orissa – spiega ancora padre Babu –. c’è stato anche un meeting interreligioso, tra cri­stiani e indù, organizzato per rilanciare la volontà di dire no alla violenza contro l’essere umano, nel rispetto delle fedi. Nel distretto di Kahandamal, dove la si­tuazione è più grave, non abbiamo avu­to notizie di disordini, ma la situazione rimane molto tesa e grave. Migliaia di cri­stiani soffrono nei campi profughi alle­stiti dalle autorità. In certi casi subisco­no minacce o intimidazioni. Ma la Chiesa non li abbando­nerà, anche se le missioni di solidarietà non sono ancora possibili, perché quelle zone restano insicure e gli attacchi dei gruppi estremisti possono avvenire in ogni momento».

http://www.mascellaro.it/web/index.php?page=articolo&CodArt=26500
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categoria:india, cristianesimo
giovedì, 04 settembre 2008
intervista a Sandro Magister
Tratto da Il Sussidiario.net il 3 settembre 2008

Anche se sui media nazionali la questione è andata in secondo piano, la persecuzione dei cristiani nella regione dell’Orissa in India, passata all’onore delle cronache principali solo settimana scorsa per l’episodio dei due cristiani arsi vivi, continua imperterrita e sempre ugualmente feroce.

E la situazione, naturalmente, preoccupa non poco la Santa Sede. Una preoccupazione che secondo il vaticanista dell’Espresso Sandro Magister ha motivazioni molto profonde ed articolate.

Magister, monsignor Mamberti, segretario vaticano per i rapporti con gli stati, al Meeting di Rimini ha lanciato un vero e proprio allarme cristianofobia: perché questa preoccupazione da parte della Santa Sede?
Questa preoccupazione è sicuramente fondata: scorrendo le cronache che i media mondiali danno dei fatti che si succedono sul versante che è all’incrocio tra il politico e il religioso nei diversi contesti mondiali, le reazioni e i giudizi che emergono sono abbastanza diversi. Ci sono reazioni sistematicamente molto forti, talora molto nervose, quando ci sono atti e parole che feriscono la sensibilità di musulmani ed ebrei; non altrettanto avviene invece quando si tratta di atti e parole che colpiscono direttamente i cristiani. C’è questa differenza fondamentale che induce la Chiesa a lanciare un segnale d’allarme, cioè a richiamare l’attenzione di tutto il mondo su un fenomeno grave, che riguarda i cristiani in quanto cristiani. Va detto anche che quello scarso interesse e quella scarsa sensibilità che si rivela in generale nei confronti di azioni che colpiscono i cristiani è un fenomeno che ha delle forme persino dentro al mondo cattolico. C’è una scarsa sensibilità degli stessi cattolici, in larghi strati della Chiesa, nei confronti di attacchi e persecuzioni che colpiscono parti della Chiesa in regioni importanti del globo.

Un’altra cosa che colpisce è il fatto che i giornali parlino degli scontri come quelli che avvengono in India quasi fossero la naturale conseguenza delle religioni.
Sì, c’è una corrente culturale, abbastanza diffusa nei media e nell’intellettualità mondiale, che addebita alle religioni indiscriminatamente una sorta di peccato originale, di colpevolezza connaturata che consiste appunto nel generare odio, fanatismo, scontri di cultura e di civiltà. Questo è un tipo di lettura dei fatti che è fortemente ideologizzata, ma che ha un largo seguito in strati importanti dell’intellighenzia mondiale.

In India invece come vengono recepiti e commentati questi fatti?
Le reazioni della stampa indiana, specialmente di quella in lingua inglese che è letta dai ceti istruiti e all’estero, adotta in modo abbastanza sistematico una lettura della persecuzione che colpisce i cristiani a diverse riprese come generata dai cristiani stessi, in quanto esportatori abusivi di una loro fede in un continente che non dovrebbe essere violato nella sua integrità religiosa. Questa lettura è assolutamente priva di fondamento, perché se c’è un grande paese in cui l’espansione del cristianesimo è abbastanza contenuta, anche numericamente, questo è certamente l’India. In India non abbiamo fenomeni di conversione di massa, come talvolta vengono denunciati dagli stessi esponenti indiani. Abbiamo caso mai qualche raro fenomeno, abbastanza circoscritto, di gruppi religiosi di tipo protestantico che tendono a un proselitismo abbastanza intenso. Ma sono fatti circoscritti e che non dovrebbero preoccupare la nazione indiana.

Quali sono i veri problemi alla base del rapporto fra cristiani e induisti?
Il problema vero è che il cristianesimo in India è qualcosa di profondamente dissonante rispetto a quella che è la struttura culturale e civile dell’India stessa da secoli, vale a dire il sistema delle caste. Il cristianesimo per natura è una religione che predica l’uguaglianza: tutti gli uomini sono a immagine di Dio, qualsiasi condizione essi vivano. È questo Vangelo dell’uguaglianza che rompe la crosta del sistema castale indiano, che in realtà include anche una forma schiavistica, non dichiarata come tale ma concretamente molto simile allo schiavismo stesso. Questa forte dissonanza che il cristianesimo produce è una ragione importante, se non la principale, delle reazioni che i settori estremisti dell’induismo attuano contro i cristiani stessi.

I fatti particolarmente violenti di questi giorni sono destinati ad essere circoscritti, oppure dobbiamo aspettarci un ulteriore peggioramento della situazione?
Questi fatti non sono certo una recrudescenza momentanea: guardando al passato sono il riaffiorare, a intermittenza abbastanza stretta, di attacchi violenti che hanno costellato la cronaca degli ultimi anni. L’Orissa tra l’altro è lo stato in cui negli ultimi due o tre anni si sono avute le punte maggiori di questa recrudescenza. Se la sequenza, guardando al passato, è quella che abbiamo descritto, c’è da temere che anche in futuro un fenomeno del genere continui a prodursi, perché effettivamente nella regione indiana non si notano anticorpi abbastanza forti a questo fenomeno.

Il cardinal Bagnasco ha invitato tutti a una maggiore attenzione sui fatti dell’India. In effetti leggendo i media nazionali si ha l’impressione di una scarsa considerazione di questi fatti: condivide questa preoccupazione?
Anche questa è una preoccupazione fondata: i media italiani – naturalmente con alcune virtuose eccezioni – hanno dato un certo spazio alle notizie dell’India solo nei giorni in cui vi sono stati dei picchi della violenza stessa. Quando questa è diventata violenza quotidiana è subito scomparsa dai primi piani, per finire in noticine interne quasi invisibili. Tutto, cioè, si è concluso con la registrazione di fatti come notizie isolate, senza spingersi ad investigare le ragioni profonde dei fatti stessi.

http://www.mascellaro.it/web/index.php?page=articolo&CodArt=26340
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categoria:india, cristianesimo, persecuzioni
venerdì, 29 agosto 2008

Un appello per i cristiani dell’India

giovedì 28 agosto 2008

Alla conferenza stampa presieduta dai membri dell’ Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà introduce il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi evidenziando come la sua composizione sia ora realmente trasversale. «La grande novità – afferma Lupi – oltre alla presenza di due vicepresidenti di Camera e Senato, è l’adesione ai lavori dell’intergruppo del Network delle fondazioni». L’orgoglio dell’intergruppo è il 5 per mille, «l’esempio di che cosa intendiamo per sussidiarietà». L’onorevole poi, nel richiamare l’articolo odierno di Avvenire sull’attacco anti-cristiano in India, annuncia il lancio di un comunicato a nome dell’intergruppo. «Siamo tutti d’accordo – continua Vannino Chiti – nel difendere la libertà senza aggettivi e quella religiosa ne è parte anche per chi non prende le mosse da un’esperienza di fede». «Sussidiarietà – aggiunge poi – vuol dire che non si darà una buona riforma se non cambia il rapporto tra istituzioni e cittadini». A Gasparri invece viene chiesto un commento sulle dichiarazioni del collega di partito Italo Bocchino, che criticava il coordinatore forzista Verdini. Per il capogruppo PdL alla Camera «si è materializzato quanto Berlusconi affermava. Mi sembra che i nomi citati per la nostra compagnia di bandiera siano di prima grandezza. Tutte persone di comprovata affidabilità. Le premesse sono valide». Su Bocchino e la polemica con Verdini «non vorrei alimentare discussioni. Mi sembra che l’inseguimento di persone che ancora non fanno parte del PdL comporta dei rischi». I giornalisti domandano a Chiti se oltre all’appello per l’India seguiranno azioni. Il parlamentare sottolinea l’importanza della formulazione di un appello unitario. Sui fatti di questi giorni ribadisce «la gravità dell’essere colpiti solamente per le proprie convinzioni», precisando in seguito che «attaccare la libertà religiosa è attaccare la libertà di tutti, anche di chi non parte dall’esperienza religiosa».

Il testo dell'appello per la fine della furia anti-cristiana in India

postato da: AnnaV alle ore 16:50 | Permalink | commenti
categoria:india, cristianesimo