Proprio nei giorni nei quali compie trent’anni la prima bambina nata in
provetta, Louise Brown, dalla solita Inghilterra, epicentro delle più fantasiose e aberranti sperimentazioni sull’embrione umano, arriva un’altra notizia schoccante: un figlio diviso da tre sorelle: il bambino sarebbe di una donna sterile che ha ricevuto gli ovuli dalla sua gemella, i quali ovuli sono stati impiantati, per portare avanti la gravidanza, da un’altra sorella. Il tutto nella più assoluta contentezza delle protagoniste e della stampa internazionale.
Nel compleanno della prima fecondazione artificiale, lo chiediamo ad Assuntina Morresi, docente di chimica all’università di Perugina e membro del Comitato Nazionale di Bioetica.
La notizia è veramente sconcertante, perché è la dimostrazione di quanto stiamo dicendo da diversi anni e che ai più accorti era apparso chiaro fin da subito, cioè che la possibilità di avere una fecondazione al di fuori del seno materno apre una serie di problemi proprio nelle relazioni umane perché permette tecnicamente di creare delle nuove relazioni parentali.
In questo caso, per esempio, noi abbiamo quattro genitori, perché abbiamo in qualche modo il patrimonio genetico della persona che ha dato l’ovocita e del maschio, poi abbiamo la donna che ha portato il figlio in pancia, e quindi c’è la mamma sociale.
Ora questo figlio – la notizia è che le tre sorelle ci riproveranno e faranno un altro figlio, il primo ha già tre anni - quale sarà la sua identità? Come si identificherà?
Ricordo che la prima parola che ognuno di noi dice è: mamma, cioè il rapporto con la mamma identifica l’identità con cui nasce un bambino, con cui si crea l’identità el bambino.
Ora, da che mondo è mondo, ogni persona ha avuto un padre e una madre, anche se queste persone potevano essere delinquenti o le migliori dl mondo, potevano essere scomparse, potevano averlo abbandonato, ma l’unica certezza che ognuno di noi ha nella vita è di essere nato da un uomo e da una donna.
Questa certezza si sta affievolendo perché tecnicamente è possibile avere fino a sei genitori fra biologici e sociali.
Ora il problema è che da Louise Brown ad oggi sono nati circa tre milioni di bambini, ma che prezzo abbiamo dovuto pagare per questi tre milioni di vite nuove? Questo è il reale problema: che cosa è dovuto cambiare per questo… cioè noi abbiamo svelato parte del mistero dell’inizio della vita, non è questione di non voler conoscere, ma abbiamo voluto manipolare questo inizio di vita che il prezzo da pagare è che ci troviamo in un mondo in cui non sono più chiare le relazioni fondanti degli esseri umani.
È come se si fosse creata una cultura in cui l’uomo fosse ridotto inconsapevolmente ad un meccanismo senza storia, completamente schiavi della scienza, ma allegramente schiavi.
Più che schiavi della scienza, la scienza è un mezzo, è che l’uomo vuole costruirsi da solo, vuole costruire lui gli altri esseri umani simili a lui, li vuole fabbricare: questa è la verità. Perché come si è evoluta questa tecnica dal tempo di Louise Brown? Ricordo che la tecnica della fecondazione in vitro è poco efficace, meno del venti per cento di resa.
Si è evoluta perché si è riusciti a far produrre artificialmente un gran numero di ovociti alle donne e quindi si è sviluppata una tecnica che consiste nell’iniettare uno spermatozoo dentro un ovocita. Questa tecnica che inizialmente ha funzionato pochissimo, continua a funzionare poco ma a sufficienza perchè nascano cliniche specializzate, se sono nati tre milioni di bambini, ma si sono alterati sempre più certi momenti legati ala riproduzione.
Il fatto di produrre tanti ovociti è contrario al fatto che la donna ne produce uno al mese, esattamente ne matura uno al mese; una tecnica come quella fa sì che uomini sterili possano diventare padri, ma c’è il grande pericolo di utilizzare dei semi, dei gameti che portino in sé una sterilità. Abbiamo il paradosso di una possibile sterilità ereditaria, e via dicendo.
Quindi più che schiavi della tecnica, si usa la tecnica per manipolare gli esseri umani nella convinzione di essere in grado di fabbricarne di meglio di quanto la natura faccia.
Lei da poco è responsabile di un nuovo sito web (SAFE) insieme alla sottosegretaria al welfare Eugenia Roccella.
Il sito è nato quando
Quindi al centro di tutte queste problematiche c’è un cambiamento di quello che è uno degli aspetti portanti dell’umanità: la maternità.
Questo sito, mettendo al centro questo problema, vuole approfondire gli aspetti della tecnoscienza.






